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Thursday, September 20, 2018  17:50 PM

 

I marchigiani residenti in Brasile sono circa 1.993 e rappresentano il 2,3% della comunità regionale all’estero.

Gli espatri verso il Paese hanno raggiunto le 28.505 unità nel corso di 120 anni (1876-1996). Si tratta di un’emigrazione diventata consistente solo dal 1895, e colata a picco dal 1925. Quasi nulla verso gli stati meridionali (verso cui si sono indirizzati invece veneti e trentini), si è rivolta quasi esclusivamente verso lo Stato di Sao Paulo.

Sao Paulo, 1990. Hospedaria de Imigrantes. Os emigrantes chegam aqui diretamente de trem

Nei primi anni Cinquanta si dirige verso quella direzione anche un gruppo di ventidue famiglie ascolane,provenienti in gran parte dai Comuni di Maltignano e Folignano, costituite quasi esclusivamente da mezzadri.

Sono famiglie numerose prolifiche (una di esse contava sedici figli) e di stampo patriarcale, il cui membro più anziano godeva della massima autorità e dell’ubbidienza da parte di tutti.

Caxias do Sul (Rio Grande do Sul), 1900. Famiglia di emigrati

Particolarmente significativo in proposito è quanto avviene nella famiglia di Albino Mariucci: suo figlio Giuseppe è sposato, padre di quattro figli e lavora autonomamente rispetto al padre fabbro.

Ciononostante, deve seguirlo in Brasile, anche se è fortemente contrario. Sembra impossibile ai nostri giorni, ma la famiglia patriarcale aveva regole precise.

La decisione di emigrare è assunta dagli uomini e non si discute (mia madre piangeva ma mio padre non se la filava per niente).

Due i group-leader da cui partì tutto: Egidio De Angelis e Giulio Nobilioni.

Le famiglie (per gran parte imparentate tra loro o lo diverranno in seguito) li seguono nell’avventura vendendo il proprio capitale investito nella mezzadria.

Alcune comprano assieme a loro, della terra nello Stato di Bahia, tramite una società con sede a Pescara.Non sarà un buon affare: le terre sono improduttive – relazionerà il tecnico inviato oltreoceano un po’tardivamente dallo Stato italiano per verificarne lo stato.

Perso il denaro investito a seguito dell’insolvenza del titolare della società, sono parzialmente rimborsate dallo Stato italiano che offre loro, a mo’ di compensazione,il biglietto gratuito verso il paese sudamericano.

La partenza è ricordata distintamente da tutti: è un evento che segna lo spartiacque tra la vita precedente e quella futura.

Bellissima la nave, Augustus, tutta bianca, dotata di piscina, sala da ballo, cinema, chiesa. Allo sbarco a Santos dopo tredici giorni di navigazione, succede qualcosa che le famiglie non avevano previsto:sono divise in due gruppi, di cui uno viene destinato alla lavorazione della canna da zucchero nello stato di Sao Paolo e l’altro alle fazendas di caffè in quello di Paranà. E’ un evento destabilizzante per molti di loro. Tutto avviene in fretta: non riescono neppure a salutarsi egli uni perdono le tracce degli altri.

Il lavoro alla canna si rivela fin da subito molto pesante. Coperti da capo a piedi per non tagliarsi,neri come spazzacamini, sotto un caldo infernale, si chiedono se siano capitati nell’America sbagliata, dato che quest’ultima rappresentava in Italia il sogno di tutti.

Neppure i guadagni ripagano la fatica: rimborsato il fazendeiro della compra effettuata nel trenino vagante, e da lui minuziosamente riportata nella caderneta, resta poco o nulla.

Talvolta si intaccano persino i risparmi portati dall’Italia: è quanto succede nella fazenda di caffè Santa Rosa,a dieci chilometri da Cornélio Procópio, nel Paraná.

Araraquara (Sao Paulo), XIX secolo. Fazenda

Decidere di andarsene non basta: occorre procurarsi i documenti per lasciare la piantagione e viaggiare attraverso il Brasile: si rivelerà indispensabile l’aiuto di un prete che, prima con consigli, poi noleggiando un camion, organizza la loro fuga alla madrugada del giorno successivo.

Sorte migliore non tocca neppure a chi accetterà l’offerta di un fazendeiro di Atibaia (di origine italiana come gli altri) che decide di coltivare uva nella propria piantagione e cerca per questo famiglie italiane attraverso un’inserzione sul giornale.

I contratti sono sempre verbali ed anche quest’ultimo non rappresenta un’eccezione.

Il lavoro proposto è ritenuto accattivante dai marchigiani intervistati: sarà realizzato a cottimo,e ciò rappresenterà un guadagno sicuro ed interessante per loro. D’altronde, le famiglie marchigiane sono le uniche a saperlo fare nella zona, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: 23.000 viti piantate ad un metro una dall’altra, tutto preciso e squadrato, una meraviglia!

Se ne accorgono in molti: ogni settimana raggiungono la piantagione vari agronomi locali per imparare da loro: guardano, scattano fotografie e chiedono spiegazioni su ogni piccola cosa. Arrivano anche rappresentanti della Secretaria da Agricultura di Campinas (capoluogo dell’omonima regione) dove operano le scuole professionali del settore.

Ma anche qui li aspetta una delusione: il fazendeiro, che ha finanziato la campagna elettorale del governatore Adhemar Pereira de Barros (dietro ricompensa, in caso di vittoria, di un posto di direttore presso il Banco del Brasile a Sao Paulo), si trova in gravi difficoltà finanziarie. Il governatore perde le elezioni e lui un sacco di soldi. Decide così di non pagare il lavoro effettuato, anche quando suo padre minaccia per questo di rinnegarlo come figlio.

Il sindacato cui i marchigiani denunciano l’accaduto, non li tutelerà, perché hanno lavorato a cottimo e non come salariati, ed in tribunale tutto si concluderà con un’archiviazione.

Ciononostante, durante le interviste realizzate coralmente, non ha mai sentito alcuno esprimersi in modo rancoroso nei confronti delle autorità brasiliane o dei proprietari terrieri.

I primi dieci anni sono sempre terribili, si sa!- commenta uno di loro, un po’ scherzando e un po’ no.

E dopo un decennio,dopo essersi posizionati allo stesso livello economico e sociale della gente del luogo, i nostri amici potranno rilassarsi un po’ ed apprezzare il modo di vivere dei brasiliani e la bellezza del Paese, tanto da dirmi: In Italia il cielo è celeste, mentre qui è azzurro e mi pare anche più alto!

Nel libro figurano altre interviste di marchigiani, membri dell’Associazione, arrivati in Brasile per proprio conto e seguendo percorsi completamente diversi. Tra questi figura Antonio Olmeda di Pesaro (oggi titolare di uno dei più rinomati salumifici dello Stato di Sao Paulo), Armando Pucci di Fano (partito con gli amici in cerca di avventura), Gino Pica di Ascoli Piceno (che ha contribuito alla costruzione della capitale Brasilia), Vincenzo Ciarrocchi di Folignano(laureatosi in matematica ed oggi volontario presso quella Facoltà, tanto è grande l’interesse e l’amore che nutre per la materia); Giuseppe Bezzi di Tolentino (che ha seguito il padre, ingaggiato dalla società Matarazzo come direttore della prima fabbrica di policloruro di vinile in Brasile).

All’ombra di un sogno. Viaggio nell’emigrazione italiana e marchigiana in Brasile, PaolaCecchini, Factash Editora, Sao Paulo 2008)